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…AN ULTIMO ATTO…

 

AN, ULTIMO ATTO. FINI: NESSUNO SDOGANAMENTO

 

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di Milena Di Mauro

ROMA – Senza paura nel Pdl, a costruire il futuro, preoccupandosi prima dell’identita’ degli italiani e dopo della propria. Di nuovo Gianfranco Fini chiede alla destra italiana di uscire da una casa con la certezza di non farvi piu’ ritorno. Non quella ‘del Padre’, come fu a Fiuggi. Ma quella di Alleanza Nazionale, che oggi chiude i battenti per entrare nel Pdl. Che, udite udite, ”non puo’ e non deve essere un partito di destra”. E fa una certa impressione sentirlo dire al delfino di Giorgio Almirante. Nel giorno di una nuova ‘svolta’, Fini sprona An a traslocare i suoi valori in una casa piu’ grande, ”il Pdl, che dovra’ essere ampio, plurale, inclusivo, unitario, interclassista”. Unitario si’, ”ma non partito del pensiero unico, perche’ c’e’ una contraddizione tra pensiero unico e popolo della liberta’, col pensiero unico manca la liberta”’.

 Una ”storica missione”, la costruzione della nuova casa, ”da vivere senza paura, gettando il cuore oltre l’ostacolo”. La continuita’ con la destra del Msi e di An sta nei valori, primo tra tutti quello di patria. ”Oggi finisce An, nasce il Pdl, continua il nostro amore per l’Italia. La stella polare e’ ancora e sempre la patria, l’interesse della nazione e non della fazione – dice Fini – E allora la sfida e’ capire quale sara’ l’Italia tra 10-15 anni. E dare risposte non solo alle paure ma soprattutto alle speranze degli italiani, perche’ il consenso si puo’ raccogliere alimentando paure o coltivando la speranza”. Disegnare ”un progetto per l’Italia di domani”. Questo si candida a fare Fini, senza subalternita’ a nessuno. 

La leadership e’ di Berlusconi, ”ma non puo’ essere culto della personalita’, perche’ non solo chi e’ leader puo’ avanzare un contributo di idee, orientamenti e soluzioni”. Il Pdl ”non e’ il partito di una persona, ma della Nazione”. E allora a lungo raggio ne sara’ leader chi sara’ capace di dare risposte all’Italia che cambia, in un mondo che cambia. Altro che ”correnti di An nel Pdl”, altro che difesa della nicchia e dell’identita’. ”La sola identita’ di cui dobbiamo preoccuparci – bacchetta Fini i colonnelli – e’ quella degli italiani nei prossimi 15-20 anni”. Non si tratta si rinnegare nulla, perche’ ”Fiuggi e’ stato il primo seme del Pdl”. Gia’ allora Fini aveva chiamato a raccolta tutti gli italiani, abbattendo l’angusto recinto della destra.

Un passo fatto ”per convinzione e non per convenienza”, tanto che mai si e’ tornati indietro. Cosi’ come oggi ”nessuno ci costringe, scegliamo noi coscientemente di porre una pietra della storia d’Italia, di aggiungere un altro anello alla stessa catena”. Piace molto alla platea, piu’ fredda in altri passaggi, questo riconoscimento. Cosi’ come Fini strappa l’ovazione quando dice che ”non c’e’ stato nessuno sdoganamento”. ”E’ una parola che non mi piace, perche’ e’ relativa alle merci e non alle idee’. Non c’e’ stato nessun regalo, nessuna grazia ricevuta, siamo solo stati in grado di affermare le nostre idee”. Nessuno pensi pero’ a ”costruire nel Pdl una corrente di An”. ”Se questo era l’obiettivo, allora meglio tenersi un partito del 10-12%”.

 Nessuna polemica aperta verso Silvio Berlusconi, in un discorso che guarda al futuro. Fini riconosce che la Forza Italia del Cavaliere ”non e’ stata una meteora, un partito di plastica” e che l’unione degli azzurri con An ”ha vissuto momenti difficili, alti e bassi, ma mai rotture insanabili”. Ora c’e’ un altro tratto di strada importante da fare insieme, facilitati da valori comuni, che sono poi quelli del Ppe: laicita’ (che non e’ negare il magistero della Chiesa), centralita’ e dignita’ della persona, economia sociale di mercato. Insieme si dovranno fare anche le riforme, perche’ questa sia ”una legislatura costituente”. Prima tra tutte il presidenzialismo, ”anche se non ci puo’ essere un Parlamento messo in un angolo, a cui si chiede non disturbare il manovratore.

 Le Camere devono avere piu’ controllo e potere di indirizzo”. Ma e’ soprattutto il Fini che si pone a paladino dei diritti in una societa’ multirazziale e multiculturale, quello del discorso che scioglie An. Colui che si candida non per l’oggi, ma punta a raccolgiere consenso dando risposte ai problemi dei nostri tempi: l’immigrazione dovra’ essere controllata, ma senza discriminazioni (”se il valore di riferimento e’ il primato della persona umana, non si puo’ discriminare qualcuno solo perche’ clandestino”), la religione non potra’ invadere la sfera pubblica, davanti alla crisi servira’ dialogo, Stati generali dell’economia, un patto tra categorie e generazioni.

 ”Sarebbe un’enorme miopia pensare solo agli organigrammi del Pdl e non alle idee”, si candida a governare il paese in futuro il leader di un partito che da oggi non c’e’ piu’. Accettando il rischio: ”Dobbiamo metterci tutti in discussione, a partire da me. Io accetto la sfida. Per qualcuno verranno meno rendite di posizioni, per altri si apriranno opportunita’ inaspettate”. 

‘COLONNELLI’ARCHIVIANO FIAMMA,MA DA FINI NUOVA SFIDA
di Marco Dell’Omo

“Da questo momento An si scioglie, il suo statuto non e’ piu’ in vigore”. Gianfranco Fini ha da poco finito di parlare e Ignazio La Russa, leggendo dal palco la mozione conclusiva del congresso, archivia cosi’ i quattordici anni di vita di Alleanza nazionale, che si sommano al mezzo secolo del Movimento Sociale. I colonnelli di An, nel giorno dedicato al loro leader, archiviano senza rimpianti o nostalgie lo storico simbolo della fiamma, che continuera’ a vivere in una fondazione appositamente creata. Ma i loro interventi sul palco, prima del discorso del leader, mostrano che lo stato maggiore del partito ha sensibilita’ diverse sul ruolo che la destra dovra’ giocare nel Pdl. Sono i compagni di strada di Fini, che hanno vissuto gli ultimi vent’anni all’ombra del capo, ritagliandosi mano mano una sempre maggiore autonomia.

 A loro Fini, dal palco del congresso, ricorda che da domani, con il nuovo partito, dovranno sentirsi come tutti ”in discussione”, e devono accettare ”obtorto collo” la linea sempre piu’ distante dalla tradizione della destra italiana che il presidente della Camera illustra ai delegati. La verita’ e’ che con il suo discorso Fini ha lanciato una nuova sfida anche ai reduci della lunga marcia dal Msi al Ppe. ”Ha spostato vent’anni avanti il traguardo del Pdl”, dice Italo Bocchino. Oggi, dunque, lo spartiacque tra i colonnelli passa tra chi pensa che bisognera’ abituarsi alla metamorfosi berlusconiana e chi ritiene invece che nel nuovo partito ci sara’ da discutere. 

Altero Matteoli, fino a pochi giorni fa uno dei finiani di piu’ stretta osservanza, oggi scommette sul Pdl senza se e senza ma. Assicura che ”non sara’ una monarchia” e dice che An deve prepararsi al futuro ”con entusiasmo”. ”I partiti senza dibattito – osserva – non hanno futuro, perche’ chi sa solo applaudire il capo non ha futuro. Monarchi nel nostro partito non ce ne sono mai stati e con An dentro il Pdl questo problema non si corre”. 

La pensa in altro modo Gianni Alemanno, non tanto sulla quetsione della leadership quanto sulle scelte politiche. Il sindaco di Roma invita al realismo e sottolinea che si sbaglierebbe ad accogliere la nascita del nuovo partito ”con facili entusiasmi”. Non si tratta di indulgere alla ”nostalgia”, spiega Alemanno. Ma deve essere chiaro che il Popolo della liberta’, per risultare vincente, non potra’ annacquare le ragioni e le identita’ della destra. ”C’e’ il problema della competizione con la Lega. Ora, se nel nuovo partito avranno dignita’ solo i valori del centro e non quelli della destra, rischieremo di consegnare moltissimi voti alla Lega, e non solo al Nord”. 

L’alpinista Alemanno, usa una metafora tratta dalla montagna: ”Dovremo camminare in cresta, tra due abissi contrastanti: da una parte c’e il rischio dell’estremismo e della xenofobia, dall’altro quello di farsi condizionare dai salotti buoni e dalle elite dominanti”. Maurizio Gasparri, invece, non ha dubbi: ”La destra non chiude”, sostiene davanti alla platea dei delegati. ”I suoi valori, le sue idee, aprono anzi nuove ali . Ha vinto il nostro progetto, entraimo nel Pdl da protagonisti”. Gasparri, da appartenente all’ala dei ‘berluscones’, non vede problemi di guida per la Pdl: ”Oggi il Pdl e’ un partito con una leadership ben chiara”, sottolinea. E il futuro di Fini? ”Chiederselo e’ una domanda cretina”, taglia corto.

fonte: ansa.it



sondaggio…secondo voi,Fini è mai stato fascista!?…a voi la parola! ! !

ATTUALITA’ultima modifica: 2009-03-23T06:11:00+01:00da intmarketing
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